Il Redditometro 2010
«La vera forza del redditometro va ricercata proprio nella immediatezza di uno strumento che confronta la capacità di spesa riscontrata in capo a un contribuente con il reddito da questi dichiarato, laddove invece gli studi di settore confrontano quanto dichiarato dal contribuente con il risultato che emerge sulla base dell'applicazione di complessi coefficienti di ponderazione statistica». Così ha esordito il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti. La manovra risulta essere alquanto condivisibile – ha aggiunto - «anzitutto perché é la prima, dopo molto tempo, che prende finalmente atto non solo nelle intenzioni, ma anche nella sostanza delle scelte, di come la correzione dei conti pubblici non possa prescindere da un processo di ridimensionamento della spesa pubblica». Molti commercialisti considerano la manovra finanziaria - con 24,9 miliardi di euro – possibile per il raggiungimento di un rapporto deficit/Pil sotto al 3% nel 2012..
Il redditometro è uno strumento di accertamento del reddito, che stabilisce la capacità di contribuzione ai fini IRPEF basandosi su indici presuntivi di ricchezza.
Cioè, il fisco, attraverso determinate ricerche finanziarie, ricava dei dati per verificare se un certo tenore di vita – valutato con riferimento alla disponibilità di beni e servizi come aeromobili, imbarcazioni, auto di grossa cilindrata, cavalli da corsa, collaboratori familiari ecc. – sia proporzionato con quanto asserito nella dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate nella circolare “Telefisco 2010”, nella risposta numero 8.4, fornisce i parametri sul redditometro (articolo 38, comma 4, DPR 600 del 1973). Essa considera la differenza tra reddito presunto e quello dichiarato possa coesistere “per due o più periodi d’imposta”, senza vincolare alla consecutività dei periodi d’imposta. Tale chiarimento modifica quanto affermato nella circolare numero 49 del 2007 dalla stessa Agenzia delle Entrate. Nel redditometro 2010 si confrontano valori omogenei. La differenza o scostamento può avvenire mediante valutazione dei parametri complessivi dichiarati e verificati. Prendono nuova vita le deduzioni e le detrazioni vigenti rispetto al vecchio sistema che si basava sul reddito netto.
Sulla scia dello studio di settore verrà adattato ai redditi delle famiglie, il nuovo criterio si baserà su una griglia di parametri per dedurre il «reddito presunto» di ogni contribuente avvalendosi del consuntivo delle spese effettuate. Il criterio adottato dividerà le famiglie italiane per tipologia (single e coppie, con figli o senza, giovani, di mezza età o anziani), ubicazione della residenza (Italia del nord, centro e sud; megalopoli,metropoli,città, paese; centro o periferia), scaglioni di reddito. Ad esempio: ogni acquisto è la conseguenza "logica" di un introito e, per essere pratici, i soldi investiti in benessere ( vds palestra o centro benessere esclusivo) fanno pensare ad un reddito ben superiore di quello dichiarato per soddisfare un mutuo/affitto o spese mediche.
Per la verifica sintetica, "puro" o da redditometro, basterà discostarsi del 20% (e non del 25% come negli anni scorsi) tra reddito accertato e quello dichiarato.
Quindi, concludendo, oltre i criteri del vecchio redditometro oggi si aggiunge la logica che presiede l’utilizzo di tale strumento:
“Ad ogni spesa corrisponde, di norma, un reddito; e quindi attraverso la valutazione e stima di alcune spese connesse alla disponibilità di determinati beni e servizi, si può risalire indirettamente al reddito.”
Mariagabriella CORBI
Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare